2001 – Rooman näyttely

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2001 – Rooman näyttely

Grande ricerca dal punto di vista dei materiali utilizzati e continuo sguardo verso le origini e le suggestioni nordiche. Queste le evidenze della mostra curata dal critico/artista Hannu Palosuo alla Galleria De Crescenzo & Viesti che ha portato a Roma Anita Jensen e Markku Salo, tra i migliori artisti finlandesi delle ultime generazioni.
“Polymeric gravure” e “liquid light”, ecco i nomi, esotici ed evocativi, delle tecniche di cui Anita Jensen (Helsinki, 1957) , pressoché unica a livello internazionale, si fa interprete.

La fotografia incontra in maniera piacevole e naturale la pittura e l’incisione facendo scaturire dei soggetti misteriosi, orientali, celati dentro un nascondiglio bucolico di rami, foglie e semi secchi. Sono i viaggi in Giappone ad influenzare la poetica dell’artista finlandese: all’interno di ideali paesaggi naturali sono collocate immagini provenienti da quella filosofia meditativa applicata alla fisicità che è la lotta Sumo. Un filo conduttore ideale tra la rigogliosa natura delle foreste scandinave e la tradizione culturale dell’estremo oriente.

“Pâte de Verre”, pasta di vetro, una tecnica antica e di grandi suggestioni rende i lavori di Markku Salo (Nokia, 1954, attivo anche come glass designer) simili a fragilissime composizione cristalline, impalpabili. L’alfabeto espressivo di Salo rende le sue opere ipnotiche, magiche; le sottili griglie traslucide di pasta di vetro sono collocate a pochi centimetri dalla parete bianca: un’illuminazione appropriata proietta sul muro i motivi decorativi di queste sculture che fanno pensare al ghiaccio del nord.

Le opere, in questo modo, si sdoppiano restituendo un incontro/scontro tra il candore dell’orginale e il nero dell’ombra. In una stanza a parte un grande tavolo, basculante grazie ad un motore elettrico, fa danzare dolcemente le bottiglie di vetro piene d’acqua che ne ingombrano la superficie. Il rumore del liquido ed il cozzare di vetri che ne scaturisce accompagna il pubblico alla visita della mostra.
Il legame della Jensen e di Salo con la loro Finlandia è il motivo saliente che lega il lavoro dei due artisti. Una occasione irripetibile, per il pubblico romano, di apprezzare opere proveniente da un paese poco considerato e dunque altrimenti poco visibile nel normale circuito dell’arte contemporanea